I dottori ci hanno detto che “Dire che siamo stati benedetti con un miracolo, è un eufemismo”

I dottori ci hanno detto che “Dire che siamo stati benedetti con un miracolo, è un eufemismo”

9 Febbraio 2019 Off Di Vera Santoro

I dottori ci hanno detto che “Dire che siamo stati benedetti con un miracolo, è un eufemismo”

Queste sono le parole, che molti specialisti, mi hanno detto durante tutta la mia gravidanza

Devi prepararti.” “Non c’è possibilità che tua figlia possa sopravvivere. Lascia che ti riveda tra due settimane per vedere se il feto è morto. “” Sei giovane, puoi riprovare. ” ” Portare avanti la gravidanza e partorire, ti creerà solo più stress, lasciala andare, abortisci “

Mi riecheggiano ancora nella testa, ma non mi spezzano più, come un tempo. Perché? Perché sto guardando la mia combattente, la mia guerriera, che dorme pacificamente accanto a me che ha battuto tutte le probabilità che nascesse e che potesse vivere. 

Lascia che ti parli di questo piccolo miracolo che sono orgogliosa di chiamare mia figlia. Ecco la sua storia.

Io sono Ashley e mji marito si chiama Jeffery Zachmayer.

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Quando sono rimasta incinta, è stato uno shock per tutti. Mi era stato diagnosticato la PCOS, ossia la sindrome dell’ovaio policistico, che porta alla sterilità. 

Anche a mio marito era stato detto che non c’era nessuna probabilità che lui potesse mai avere figli. Quando ho scoperto di aspettare un bambino ero già alla 7 settimana di età gestazionale. E’ stato un vero miracolo!

Durante una ecografia, mi hanno riscontrato che avevo una grossa cisti. Tutti i test di gravidanza erano risultati negativi, i medici, quindi hanno attribuito il mio malessere alla cisti! Con nostra sorpresa, all’improvviso il medico avvertì un piccolo battito cardiaco.

Quel momento, cambiò le nostre vite tutto

Quando tornai dal medico alla 12 settimana, per un nuovo controllo, durante l’esame visualizzò un coagulo di sangue nell’utero. Mi disse che era una  emorragia subcorionica.

Emorragia subcorionica.

È caratterizzata dall’accumulo di sangue tra la parete uterina e la placenta, o dentro la placenta stessa e può portare in alcuni casi al distacco placentare. Tuttavia, rimane spesso sintomatico, a parte che per un leggero spotting, e a volte e ad assorbirsi nel tempo.

Riposo

 Mi dissero che avrei dovuto osservare il riposo assoluto e intanto venivo anche monitorata molto attentamente. Dopo la 18 settimana, il coagulo sparì! 

Durante quella ecografia, il medico ad un certo punto cambiò espressione e capimmo che c’era qualche problema.  La mia bambina era già indietro di 3 settimane e aveva poco liquido amniotico. Immediatamente fu chiesto di uno specialista.

Vi era meno del 20% di possibilità, che la mia bimba sopravvivesse

Questa, fu la prima cosa che mi disse. Poi continuò, dicendomi che ero giovane e in salute e che ci sarebbero state altre probabilità di rimanere di nuovo incinta.

Il mio cuore cadde a terra. Volevo urlare e piangere.

Chiesi a Dio, che senso aveva se prima ci aveva benedetto donandoci la nostra bimba, per poi portarcela via. Mi sono arrabbiata. Presto però quella rabbia si trasformò in determinazione, non mi sarei arresa. 

Consultai un nuovo specialista. Purtroppo il secondo constatò che c’era meno di 1 cm di liquido amniotico. La sua crescita era quasi inesistente. Questo secondo specialista mi disse, che certamente avrei abortito di lì a poco. Mi disse di tornare, dopo poco per controllare il battito cardiaco. Ero fuori di me.

A quel punto, mi ero quasi arresa. 

Piansi, urlai e alla fine mi rifuggiai nella fede. Ogni settimana che passava, acquistavo un po ‘più di speranza. Le cose, però continuarono a peggiorare, ma non potevo arrendermi. Dio mi aveva scelto, per essere sua madre e dveva esserci una ragione per cui lo aveva fatto!

Alla 26 settimana, lo specialista, mi informò che il flusso di sangue nel cordone ombelicale era compromesso e che molto probabilmente avrei avuto un aborto entro le prossime 24 ore.

Non sono sicuro di cosa sia cambiato in me quel momento, ma acquistai una forza che non avevo mai provato prima. 

Il dottore mi disse che avrei dovuto lasciarla andare, il parto sarebbe stato troppo stressante per il suo fragile corpo e che non sarebbe nemmeno stato una cosa umana e giusta nel continuare quella gravidanza.

Qualcosa in me mi diceva che avrei dovuto lottare per lei, quindi fu quello che feci.

Fui ricoverata in ospedale e dovetti rimanere immobile. I dottori, erano comunque certi, che avrei abortito entro le 72 ore successive. Tre giorni presto si trasformarono in una settimana e una settimana si trasformò in tre. 

Il suo battito cardiaco scese sceso sotto i 50. Diverse volte mi prepararono per andare in sala e praticare un aborto, ma ogni volta, il suo cuore ripartiva. Alla 29 settimana e dopo un mese che ero in ospedale, il medico durante l’ecografia mi disse che Adalee, la mia piccola, pesava 453,592 grammi. Il giorno dopo quell’ecografia, Adalee non si muoveva più e non c’era più liquido amniotico. 

Era arrivato il momento

A 29 settimana di età gestazionale, diedi alla luce nostra figlia. La stima del peso era sbagliata. Non pesava 453,592, grammi, ma 411,07 grammi.

Aveva il peso di un feto di 22 settimane. Ricordo che i dottori ci dicevano che non sarebbe sopravvisuta, che era inutile tentare, ma per fortuna hanno esaudito i miei desideri e hanno fatto tutto il possibile per aiutarla a rimanere in vita. 

Ricordo la prima volta che l’ho vista, aveva la pelle traslucida e si vedeva ogni osso del suo corpo, Potevo vedere persino il suo intestino!

Non potevo credere che avesse la forza di combattere. 

Non potevo credere che un bambino delle dimensioni di una lattina di Coca-Cola potesse vivere. 

All’età di 4 giorni, Adalee fu trasferita al Children’s Healthcare di Atlanta. Lì la intubarono. La prima volta che l’ho vista intubata, sono crollata. Non avrei mai pensato di poter vedere tanti fili e tubi attaccati alla mia bambina.

I giorni sono passati lentamente nella terapia intensiva neonatale.

Lentamente, iniziò a guadagnare peso, ma il tempo trascorso lì mi parve un’eternità  Passarono 3 settimane prima che potessimo tenerla in braccio per la prima volta.  E’ stata la miglior sensazione del mondo. 

Per tutto il tempo, che siamo state lì, fu come essere sulle montagne russe.

Secondo le previsione, dovevamo aspettarci una emorragia cerebrale o la necessità di un intervento chirurgico all’intestino, ma per fortuna non fu mai sottoposta ad alcun intervento,. I dottori ci dissero che non si era mai visto un bambino così piccolo, che non avesse avuto alcuna complicazione, oltre quella del dover crescere.

Il nostro dottore la chiamò una superstar.

Lentamente, guadagnò peso e come se lo capisse,  Adalee decise ancora una volta di soprendere tutti e di fare a modo suo. Decise di estubiarsi. INon pesava ancora nemmeno 3 chili, ma Adalee aveva un piano diverso. Continuò a crescere e prosperare. A 3 mesi, Adalee non ebbe nemmeno più bisogno del supporto respiratorio! Respirava completamente da sola. 

Aveva una vitalità pazzesca. Fece impazzire tutte le infermiere, perchè tentava di sfilarsi i tubi e anche i fili del monitor del cuore.

Dopo 106 lunghi giorni in terapia intensiva, finalmente riuscimmo a portare Adalee a casa. Fu mandata a casa con un sondino, che fu rimosso pochi giorni dopo.

Adelee, ha continuato a crescere. Ha iniziato a gattonare e a dire qualche parola. La sua prima è stata Mamma!

L’ha detta il giorno del ringraziamento. L’unico problema che ha riportato e le è stato diagnosticato è l’ Ipotiroidismo. 

I dottori ci hanno detto che “Dire che siamo stati benedetti con un miracolo è un eufemismo”

Senza l’aiuto di Dio e delle incredibili infermiere e dei dottori , so che Adalee, oggi non sarebbe qui. Ad ogni infermiere e dottore che si è preso cura di mia figlia, dal profondo del mio cuore, dico “grazie”.

Alle persone che ci hanno sostenuto senza sosta ed hannopregato tanto quanto noi, voglio dire grazie

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